Deprecated: Function create_function() is deprecated in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-includes/pomo/translations.php on line 208 Deprecated: Function create_function() is deprecated in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-includes/pomo/translations.php on line 208 Deprecated: Function create_function() is deprecated in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-includes/pomo/translations.php on line 208 Deprecated: Methods with the same name as their class will not be constructors in a future version of PHP; interface_custom_tag_widget has a deprecated constructor in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-content/themes/interface/inc/widgets/interface_widgets.php on line 130 Deprecated: Methods with the same name as their class will not be constructors in a future version of PHP; interface_service_widget has a deprecated constructor in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-content/themes/interface/inc/widgets/interface_widgets.php on line 200 Deprecated: Methods with the same name as their class will not be constructors in a future version of PHP; interface_promobox_widget has a deprecated constructor in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-content/themes/interface/inc/widgets/interface_widgets.php on line 309 Deprecated: Methods with the same name as their class will not be constructors in a future version of PHP; interface_recent_work_widget has a deprecated constructor in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-content/themes/interface/inc/widgets/interface_widgets.php on line 379 Deprecated: Methods with the same name as their class will not be constructors in a future version of PHP; interface_Widget_Testimonial has a deprecated constructor in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-content/themes/interface/inc/widgets/interface_widgets.php on line 527 Deprecated: Methods with the same name as their class will not be constructors in a future version of PHP; interface_featured_image_widget has a deprecated constructor in /customers/b/b/f/antongiovannipsicologa.com/httpd.www/wp-content/themes/interface/inc/widgets/interface_widgets.php on line 695 L'intelligenza emotiva. Come crescere bambini e ragazzi in modo emotivamente intelligente. | Barbara Antongiovanni
Barbara Antongiovanni

L’intelligenza emotiva. Come crescere bambini e ragazzi in modo emotivamente intelligente.

L’intelligenza emotiva. Come crescere bambini e ragazzi in modo emotivamente intelligente.

DALL’ INTERVENTO AL CORSO DI FORMAZIONE PER EDUCATORI DEL 5/11/14, PARTE DEL PROGETTO “LEGGERE…LE EMOZIONI” DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO DI QUINTO E NERVI.

Con il termine intelligenza emotiva si intende la capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire in modo consapevole le proprie e altrui emozioni. Si tratta di un costrutto relativamente “recente” in psicologia: per primi ne hanno parlato Salovey e Mayer nel 1990, ma è stato diffuso e approfondito qualche anno più tardi da Goleman, nel 1995, che tutt’ora rappresenta l’autore di riferimento in materia.
Oggi sappiamo che l’intelligenza emotiva è un’abilità educabile che si modella e prende forma all’interno dell’interazione con gli altri, genitori, insegnanti e pari. Infatti mediante il processo di socializzazione il bambino impara a riconoscere le emozioni degli altri, a comprendere e regolare le proprie e ad esprimerle in modo adeguato alle regole della società in cui vive.
Il primo agente di socializzazione, il primo microambiente sociale, in cui il bambino deve fare i conti con le emozioni e con le loro espressioni, è chiaramente la famiglia. L’ambiente familiare infatti determina fortemente il grado di intelligenza emotiva: il tipo di relazione che viene instaurata con il figlio, lo stile di gestione delle emozioni, il modo in cui queste vengono espresse in famiglia, ha un enorme influenza sulla competenza socio emotiva del bambino.
Tuttavia, come ben sappiamo, nell’ultimo decennio enormi cambiamenti sociali hanno modificato l’assetto familiare: la fragilità delle nuove forme di contratto di lavoro, la necessità di portare due stipendi a casa, l’aumento di divorzi e separazioni, ad esempio, in talune famiglie hanno significativamente ridotto il tempo libero a disposizione della cura dei figli. Così mamma e papà, rientrati a casa la sera dopo turni di lavoro spesso massacranti e provati da stress e preoccupazioni, non sempre possono avere le energie disponibili per mettere in atto i comportamenti pedagogici auspicati e lo stile genitoriale caldo e affettivo che vorrebbero. E così si finisce per rispondere in modo veloce e sommario alle domande e alle richieste dei figli.
A fronte di questi cambiamenti la scuola è sempre più chiamata a far fronte non solo alle necessità educative ma anche ai bisogni emotivo-relazionali dei propri allievi. La crisi economica e la frammentazione sociale a cui siamo sottoposti oggi incrementa, in modo indiretto, difficoltà che i nostri figli portano con loro nelle aule scolastiche: gli insegnanti riscontrano sempre più spesso minor rendimento, scarsa capacità di concentrarsi, difficoltà a seguire le regole, intolleranza alla frustrazione.
I docenti sono quindi chiamati ad avere competenze che, talvolta, vanno ben al di là dei loro curricula professionali e si trovano nelle condizioni di doversi sintonizzare con le istanze affettiva ed emotive degli allievi. D’altra parte gli insegnanti sanno bene che per mediare efficacemente dei contenuti, per far apprendere in modo efficace, non si può prescindere dalla relazione e dalle emozioni in gioco.
Sull’importanza di educare bambini e ragazzi a essere emotivamente intelligenti si è espressa la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità: l’OMS recentemente infatti ha effettuato un cambiamento di rotta, passando da un approccio incentrato sulla malattia ad una visione della sanità come promozione della salute. Questa inoltre non è più considerata compito esclusivo del settore sanitario e diviene un nuovo obbiettivo a cui devono collaborare tutti gli ambiti della società, primi fra tutti scuola e famiglia. In quest’ottica l’Oms parla di un gruppo di “life skills” che devono essere oggetto di attenzione pedagogica in bambini e ragazzi, proprio come strumento di prevenzione e di promozione del benessere. Il nucleo forte delle life skills individuate dall’Oms include gli elementi di cui qui stiamo parlando: la capacità di mettersi in relazione, la autoconsapevolezza, l’empatia, la gestione delle emozioni, in altre parole la competenza emotiva.
Il tempo e le risorse dedicati da genitori e insegnanti all’educazione socio emotiva di bambini e allievi possono essere considerati infatti come un investimento a favore della salute e del benessere psicologico dei bambini: è stato osservato che un buon grado di competenza socio emotiva può essere un fattore protettivo rispetto alla possibilità che si sviluppino comportamenti antisociali, disturbi d’ansia, disturbi psicosomatici, abuso di sostanze, gravi forme di psicopatologia. Il bambino o ragazzo emotivamente intelligente, anche di fronte a momenti critici della vita (separazioni e divorzi, lutti, traumi), avrà più risorse e sarà meno vulnerabile allo sviluppo di disagi e patologie significative: la competenza emotiva è un buon anticorpo ai momenti di stress psicologico.
Da che età educare la competenza emotiva? Oramai è da tempo superata l’idea che il neonato nei primi mesi di vita sia “sconnesso” dal mondo esterno. Oggi sappiamo che il bambino entra il relazione con la madre sin dai primissimi istanti di vita, se non prima, ed arriva nel mondo come essere emozionalmente competente. Per questo motivo credo che l’educazione emotivo-relazionale in qualche modo parta da subito, come ben sanno le mamme che cercando il contatto oculare o attribuendo un significato emotivo al pianto del bambino (“piange perché è arrabbiato”) sono le prime vere educatrici emotivo-relazionali.
La precocità della competenza emotiva è convalidata anche da numerosi studi di ricerca: secondo Hughes et al (1998) i bambini di 3 anni valutati come più competenti emotivamente erano anche i bambini con meno problemi comportamentali. Eward et al., in uno studio nel 1984, avevano scoperto che tra i bambini di 4 anni quelli più abili nel riconoscere le espressioni facciali (una delle competenze emotive basiche) erano anche quelli più popolari a scuola.
Cosa possiamo fare per insegnare la competenza emotiva a bambini e ragazzi? La prima strategia è essere emotivamente intelligenti: è impossibile insegnare a bambini e ragazzi come gestire le proprie emozioni e le emozioni degli altri, se noi per primi non siamo in grado di farlo.
A mio avviso si può educare la competenza socio-emotiva essenzialmente in due modi: in via formale e in via informale. L’educazione formale coincide con un insegnamento specifico: si parla di percorsi espliciti, strutturati, che ad esempio possono essere inseriti nei programmi scolastici. Pensiamo ad esempio ad un training rivolto ai bambini delle scuole elementari per imparare a riconoscere le espressioni facciali che corrispondo ad una determinata emozione. Nei ragazzini delle scuole medie, invece, aventi un livello maggiore di consapevolezza e mentalizzazione, si possono strutturare dei momenti veri e propri di alfabetizzazione socio emotiva attraverso la discussione in gruppo di temi sensibili.
Dall’altra parte l’educazione informale, sia a casa sia a scuola, passa attraverso la relazione. Non si può programmare o progettare, ma risulta indispensabile: ogni occasioni di scambio carica emotivamente tra insegnate e allievo e tra genitore e figlio può essere un buon momento di educazione emotiva, e questo vale soprattutto per i momenti “difficili”. Nell’educazione informale la prima regola, a mio parere, è parlare di emozioni, insegnare a bambini e ragazzi a dare un nome a quello che provano. Ed è bene ricordare che si deve parlare non solo delle emozioni gradevoli ma anche di quelle negative, che non vanno mai rinnegate. Spesso commettiamo l’errore di fronte a un bambino arrabbiato o a un ragazzino che piange di dire : “Non arrabbiarti!”, “Non c’è motivo di piangere!”, minimizzando e svalutando ciò che provano. Noi stessi spesso abbiamo paura di sentire, quando si tratta di emozioni negative: utilizziamo buona parte delle nostre energie per non sentire le nostre emozioni, per anestetizzarle, banalizzarle, per camuffarle. Invece così facendo dimentichiamo che le emozioni svolgono un ruolo fondamentale nella nostra vita: forniscono informazioni preziose su come “stanno andando le cose” , su ciò che ci fa male, su ciò di cui abbiamo bisogno. Per questo motivo dobbiamo trasmettere fiducia nelle emozioni ai nostri ragazzi in modo che imparino ad ascoltarsi e a prestare attenzione a ciò che prova l’altro, senza paura.
Gottman in “Intelligenza emotiva per un figlio” fornisce alcuni interessanti suggerimenti per gli adulti che vogliano crescere bambini emotivamente intelligenti, per persone che, usando le sue parole, vogliano essere buoni “allenatori emotivi”.
Pone quindi un esempio. E’ mattina e abbiamo una mamma, Diane che deve andare al lavoro e, come capita spesso a molti di noi, è in ritardo. Diane ha un figlio di 3 anni, Joshua, che, mentre Diane corre da una stanza all’altra fra bere il caffè e preparare lo zainetto per l’asilo, si impunta: non vuole andare a scuola. E, come sapete, quando un bambino di 3 anni si imputa su qualcosa è difficile distoglierlo: a Joshua non importa che la mamma debba andare in ufficio, lui vuole restare a casa a giocare. Quando Diane gli risponde che non si può fare, Joshua si butta a terra, “attacca la sirena” e si mette a piangere.
Come vi sareste comportati voi? Come si dovrebbe comportare un buon “allenatore emotivo”? Si tratta di un ottimo esempio di occasione informale per l’educazione emotiva.
Gottman ci suggerisce una strategia in 5 passi:

1. Diventare consapevole dell’emozione del bambino
2. Riconosce in quell’emozione un’opportunità di intimità e di insegnamento
3. Ascoltare con empatia e convalida i sentimenti del bambino
4. Aiutare il bambino a trovare le parole per definire le emozioni che sta provando
5. Porre dei limiti, mentre si esplorano le strategie per risolvere il problema in questione

Probabilmente seguire questi suggerimenti costerà 10 minuti in più nel gestire la situazione, ma saranno minuti ben investiti poiché serviranno a costruire un prezioso bagaglio di competenza emozionale che contribuirà a rendere bambini e ragazzi emotivamente intelligenti.

Riferimenti bibliografici:
Goleman Daniel, “Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici”, 2011, Bur.
Gottman John & De Claire Joan, “Intelligenza emotiva per un figlio. Una guida per i genitori”, 2013, Bur Psicologia.